La storia di Perseo inizia in una notte tempestosa
nel la reggia di Arciso re della città greca di Argo.
Ricco e potente, Arciso avrebbe potuto godersi la vita senza alcun pensiero se non fosse stato così supestizioso e pieno di fobie.
Durante una nottata passata a rigirarsi nel letto, probabilmente in conseguenza di una cattiva digestione, il re di Argo fu tormentato da incubi orrendi nei quali suo nipote lo uccideva.
L'indomani mattina, tutto spaventato, Arciso si convinse che quel sogno era in realtà una premonizione. Fortunatamente non aveva nipoti, in compenso sua figlia Danae era molto carina e, come tutte le fanciulle della sua età, sperava di trovare presto un pretendente cui donare il proprio cuore.
Superstizioso com'era, il re di Argo proibì a Danae di sposarsi e anche di cercare pretendentii. La poverina ovviamente ci rimase male, al principio tentò anche di ubbidire all'ordine del padre ma ben presto ricominciò a civettare come tutte le ragazze della sua età.
Fu allora che Arciso decise di farla rinchiudere in una torre di bronzo dove nessun uomo aveva il permesso di entrare.
Triste e sola, in quella angusta prigione, la bella Danae pianse tutte le sue lacrime, e avrebbe pianto per tutta la vita se dall'alto dell'Olimpo Zeus, come sempre molto sensibile al fascino delle fanciulle, non avesse deciso di alleviare le sofferenze della principessa.
Sotto sembianza di una pioggia d'oro il padre degli dei scese nella torre a consolare Danae.
Dopo nove mesi l'eco del vagito di un bel bebè risuonò alle orecchie incredule del re di Argo.
Invano Arciso tentò di stabilire chi fosse il padre del bimbo. .
Più Danae farneticava di piogge dorate e altre diavolerie del genere più il re si convinceva dei suoi timori..
Non c'era altro da fare; doveva liberarsi di quella pericolosa progenie, e visto che uccidere figlia e nipote era un'azione grave che poteva anche destare la collera degli dei, preferì lasciare che fosse il mare ad operare per lui.
Così, senza un briciolo di rimorso, Arciso fece abbandonare figli e nipotino in mezzo al mare dentro una cassa di legno.
Certo il re di Argo non poteva sapere che il papà del suo nipotino era Zeus in persona, tanto meno poteva prevedere che lo zio del bebè il dio dei mari Poseidone, si sarebbe personalmente curato della preziosa cassa.
Con simili divinità dalla loro parte, cullati dalle onde del mare, Danae e il suo bimbo approdarono dolcemente sulla sabbia dell?isola di Serifo.
In una assolata mattinata di primavera Ditti un saggio pescatore se ne tornava a casa , quando la sua attenzione fu attratta da una cassa di legno abbandonata sulla battigia.
Immaginate la meraviglia di quel brav'uomo quando scoperchiata la cassa vi trovò dentro Danae e il piccolo Perseo.
Da quel giorno, per i due naufraghi, sotto la protezione di Ditti il pescatore, sarebbe iniziata una nuova vita.
Danae avrebbe finalmente ritrovare la pace e la tranquillità di cui quel padre sciagurato l'aveva privata se non fosse stato per Polidette, re dell'isola di Serifo. .
Il Sovrano si era messo in testa di sposarla ma la fanciulla, un po' perché non aveva occhi che per il figlio, un po' perché, dopo aver avuto l'amore del padre degli dei, non riteneva nessun mortale degno di ambire al suo cuore, non voleva neanche sentirne parlare.
Molti anni trascorsero in un continuo tira e molla con Danae che tergiversava e Polidette che continuava a farle proposte matrimoniali, intanto il piccolo Perseo cresceva bello, forte e coraggioso.
Un brutto giorno, il re di Serifo, dopo l'ennesimo rifiuto di Danae decise di sfogare la sua rabbia sul figlio dell'amata; pieno di cattivi propositi, lo fece chiamare a corte e, senza tanti preamboli, gli chiese di contraccambiare l'ospitalità che per anni aveva ricevuto nella sua isola, andando ad uccidere niente meno che la gorgone Medusa.
Polidette sperava che il terrore si sarebbe impadronito del ragazzo e che Danase per salvare il figlio si sarebbe decisa al sposarlo. Perseo invece, pur sapendo che l'ordine di Polidette equivaleva ad una condanna a morte, accetto senza battere ciglio. .
Le tre gorgoni Steno, Euriale e Medusa erano figlie di Forco, una divinità marina, e Ceto, un mostro oceanico; avevano ali d'oro mani di bronzo, e vivevano nelle isole dell'estremo occidente. .
Delle tre Medusa era di gran lunga la più pericolosa.
Si diceva che un tempo Medusa fosse stata bellissima, tanto che di lei si era innamorato il dio dei mari Poseidone. Il dio dei mari era sposato avrebbe forse voluto stoncare con quella pericolosa relazione ma gli occhi della bella Medusa avevano il potere di farlo desistere. .
Poseidone ebbe così l'infelice idea di incontrasi di nascosto con Medusa solo nel tempio della sua grande nemica la dea Atena.
Sicuramente la moglie Anfitrite non l'avrebe cercarlo la!
Ma quando Atena venne a conoscenza della profanazione lo sguardo che aveva conquistato l'amore di Poseidone divenne gelido come la morte che soffocava in un abbraccio di pietra ogni creatura osasse fissarlo. La povera Medusa si ritrovò tramutata in una terrificante creatura, brutta come la peste..
Nascosta dallo steasso Poseidone su di un'isola nel bel mezzo dell?oceano Medusa. aveva a tenerle compagnia solo le sue sorelle e i serpenti in cui le sue belle chiome si erano tramutate.
L'isola delle Gorgoni si trovava abbastanza lontana dalle rotte abituali; ma ogni qual volta un incauto marinaio capitava da quelle parti, finiva col diventare una statua di marmo e ormai la fila di statue si era fatta imponente.
Perseo vedendosi già parte della collezione se ne stava solo soletto a meditare sul dafarsi, quando improvvisamente, davanti ai suoi occhi ecco materializzarsi una donna dall'aspetto fiero. L'elmo che indossava non lasciava dubbi sulla sua identità; era Atena dea della sapienza. Atena che aveva qualche conto in sospeso con Medusa, si offrì di equipaggiare il ragazzo con armi appropriate a fronteggiare un simile pericolo. .
Così, armato di una spada molto tagliente e di uno scudo riflettente forgiati per l'occasione dal dio Vulcano, con ai piedi i calzari alati dono del dio Mercurio e in testa l'elmo che rendeva invisibili prestato dal dio dell'oltretomba, Perseo partì per la missione.
Atena gli aveva rivelato che le Graie, tre vecchie sorelle residenti nell'estremo nord, conoscevano la dimora di Medusa. Le tre Graie erano sorelle davvero strane; avvolte dal ghiaccio, passavano le giornate a rosicchiare i cristalli di neve di cui andavano ghiottissime, passandosi l'unico dente e il solo occhio di cui disponevano. Alla vista di quelle gelide vecchiette Perseo rimase davvero interdetto, poi si avvicinò ed educatamente provò a chiedere l'informazione che gli serviva, ma, visto che le Graie neanche lo consideravano, si impadronì del loro unico e prezioso occhio minacciandole disse che lo avrebbe restituito solo se gli avessero rivelato l'indirizzo di Medusa. I calzari alati potevano solcare con facilità montagne ed oceani, così, seguendo le indicazioni delle Graie, il ragazzo giunse presto alla sperduta dimora delle Gorgoni. L'isola era proprio un posto impressionante, dappertutto si ergevano statue vestigia delle creature che un tempo la abitavano e que e la c'erano anche i poveretti che o per caso o per uccidere Medusa si erano avventurati da quelle parti. Perseo aveva l'elmo che lo rendeva invisibile e così poteva giocare sull'effetto sorpresa. Di soppiatto raggiunse la dimora di Steno, Euriale e Medusa. Mentre le tre gorgoni dormivano profondamente con lo scudo riflettente ebbe tutto il tempo di inquadrare il bersaglio. Quando i serpenti che Medusa aveva al posto dei capelli si accorsero del pericolo era ormai troppo tardi. Con un colpo netto la testa di Medusa scivolò via, mentre dal sangue che sgorgava sorgevano creature veramente strane tra cui un magnifico destriero alato di nome Pegaso. Perseo ancora meravigliato per i prodigi a cui assisteva afferrò la testa di Medusa e volò via con i suoi calzari alati prima che le sorelle gorgoni riscissero ad farlo acchiapparlo per farlo a pezzettini.
Il viaggio di ritorno verso Serifo fu lungo, ma di certo l'eroe non lo averebbe trovato noioso, Ai confini della Terra lo attendeva un interessante incontro col gigante Atlante che Perseo finì col tramutare nell'odierna catena montuosa dell'Atlante. Sorvolando il regno d'Etiopia Perseo dovette affrontare una furiosa battaglia contro il mostro del mare creato da Poseidone per castigare la vanitosa regina Cassiopea. Il mostro stava per divorare la dolce principessa Andromeda di cui Perseo si era da subito innamorato.
Tornato a Serifo Perseo si presentò trionfante davanti al re che persa la pazienza tentò di ucciderlo finendo per diventare una statua di pietra. Perseo conservava infatti per ogni evenienza la testa di Medusa dentro un sacco.
Sistematosi con la moglie Andromeda l'eroe si liberò del terribile trofeo donandolo ad Atena che tutta felice lo appese al suo carro da guerra.
La storia di Perseo potrebbe finire qui se la cronaca non esigesse di ricordare che di li a poco i timori del re di Argo, Arciso, si sarebbero dimostrati fondati.
Se nei miti esistessero giornali e giornalisti, ecco cosa avrebbero titolato sulla prima pagina i quotidiani di Argo poco tempo dopo le vicende narrate:
"Re Arciso morto per un banale incidente"
"Il disco lanciato durante una gara olimpica da un giovane uccide il re".
"Clamoroso: il giovane atleta che lanciò il disco è Perseo,
Il famoso uccisore della Medusa. si dice dispiaciuto per l'incidente occorso al re di Argo !"
"Mistero sulla morte di Argiso;
dignitari vicini al re parlano del raptus che lo colpì
durante una conversazione sulle misteriose origini dell'eroe Perseo,
trovato fanciullo dentro una cassa".
"Re spaventato corre a nascondersi dietro un cespuglio
dove accidentalmente lo raggiunge il disco lanciato da Perseo;
da tempo la corte nutriva preoccupazioni sull'instabile salute mentale del sovrano."