Facente parte della costellazxione dell'Orsa Maggiore,
Grande Carro ci guida alla scoperta del cielo primaverile
Gli antichi Romani assimilarono l'asterisma a sette buoi.
Dopo il lungo inverno i buoi celesti risalgono i pascoli stellati
fino a dominare alti la volta celeste
acompagnati dal loro pastore (Bifolco).
Arturo, coda di una sorta di aquilone formato dagli astri
della costellazione del Bifolco, si rintraccia seguendo l'arco
descritto dalle tre stelle che formano il timone del Grande Carro
(Alioth, Mizar e Alkaid).


Accanto al Bifolco non si può fare a meno di notare
il semicerchio di stelline raffigurante la Corona Boreale.
Proseguendo l'arco immaginario che ci ha guidati verso Arturo,
si raggiunge Spica, che, al centro della costellazione della Vergine,
brilla a ricordarci una spiga di grano.
A sud del timone del Grande Carro,
è apparsa anche Cor Caroli che, con la debole Chara,
forma la piccola costellazione dei Cani da Caccia.
Scendendo da Cor Caroli verso Spica una pioggerella di stelline
emerge appena dal fondo cielo; raffigura la Chioma che Berenice,
regina egiziana, offrì in sacrificio agli dei
per invocare il ritorno dalla guerra del suo sposo Tolomeo.
Più ad est si entra nella costellazione del Leone:
Seguendo l'allineamento delle stelle del Grande Carro
Megrez - Phecda raggiungiamo Regolo,
lucente punto d'inizio di una falce raffigurante
muso e criniera del Leone celeste.
Più ad occidente Zosma, Cort e Denebola
ne disegnano rispettivamente corpo e coda.
Se prolunghiamo ancora la congiungente Megrez Phecda - Regolo,
ecco raggiunta la caratteristica losanga della testa dell'Idra.
A sud della testa dell'Idra c'è un solo astro degno di nota,
si chiama Alphard "la stella solitaria". Alphard raffigura il cuore dell'Idra.
Ad est della stella solitaria le tortuose spire del mostro
che Ercole affrontò nella sua seconda fatica,
si snodano ad occupare la zona di cielo che si estende
sotto Leone e Vergine.
Tra Leone e Idra c'è la pressoché sconosciuta costellazione del Sestante,
seguita verso est da quelle più note di Coppa e Corvo.
Tra queste, la più facilmente rintracciabile, è senza dubbio il Corvo;
un trapezio formato da stelle abbastanza luminose,
situato ad est di Spica.
Proseguendo verso oriente ecco infine raggiunta la Bilancia.
Formata da stelle di cui è divertente ricordare i nomi:
Zubenelgenubi, Zubenelchemali, e Zubenalgubi,
la Bilancia, un tempo si estendeva dove c'erano le possenti chele
dello Scorpione (Zuben = chela), poi i romani, notando che il sole
occupava quella zona di cielo durante l'equinozio d'autunno,
vollero sistemarvi una bilancia simbolo della giustizia
e della parità che l'equinozio porta tra il giorno e la notte.
