Apollo aveva per servitore un corvo dalle ali candide.
Un brutto giorno Apollo assetato,
mandò il Corvo alla ricerca di una coppa d'acqua fresca.
Distratto sul lavoro da certi succulenti frutti non ancora maturi,
l'incosciente volatile volle rimanere sotto l'albero
in attesa che maturassero.
Così facendo si dimenticò completamente
dell'importante commissione che il dio gli aveva affidato.
Tornando a casa con la pancia piena di frutti,
il Corvo si trovò di fronte Apollo furente;
come prima cosa, il dio
rese il suo bel piumaggio candido, tutto nero
Quando il corvo tentò di giustificarsi,
tirando in ballo un innocuo serpentone che,
a dir suo, lo aveva ostacolato lungo il cammino,
Apollo, senza troppi complimenti, lo scaraventò con un calcio
sulla volta celeste assieme all'ignaro serpentone e alla coppa vuota.
Tra le stelle, il serpentone, raffigurato nella costellazione dell'Idra,
ancora si chiede cos'abbia fatto di male per essere finito lassù,
con quel corvo che gli becca senza tregua la schiena.
Il Corvo dal canto suo è furibondo
perché sa che Apollo lo lascerà lì assetato per l'eternità.
Dalla sete del corvo celeste deriverebbe
il verso stridulo di tutti i corvi suoi discendenti,
ricordo perenne di quanto sia, al tempo stesso,
vano e pericoloso mentire ad un dio.